Di Mulino F. M. Direttore di The Trading

Borsa Italiana: il punto di vista della Fabi

Lo sciopero dei Sindacati FABI; FIRST CISL e FISAC CGIL dei Dipendenti di Borsa Italiana del 27 giugno 2024 ha segnato uno storico momento di rottura. Per la prima volta nella sua storia, i dipendenti hanno incrociato le braccia per protestare contro le criticità aziendali.

Le motivazioni sono diverse e complesse: dalla preoccupazione per il futuro occupazionale, con il timore di tagli al personale e delocalizzazioni, ai mancati aumenti salariali e al sovraccarico di lavoro. I lavoratori lamentano anche una perdita di autonomia decisionale, con il potere accentrato in mano a Euronext, la società francese che ha acquisito Borsa Italiana.

In questo scenario, la Fabi, il principale sindacati autonomo del settore bancario e finanziario, ha deciso di scendere in campo per difendere i diritti dei lavoratori. The Trading ha avuto modo di intervistare il Segretario Organizzativo Felice Coco di FABI Federazione Autonoma Bancari Italiani di Milano, per approfondire la loro posizione e le loro richieste.

Cosa emergerà da questa intervista? Quali sono le proposte concrete della Fabi per il futuro di Borsa Italiana e dei suoi dipendenti? Quali sono le loro aspettative dopo lo sciopero?

The Trading vi invita a leggere l’intervista in esclusiva a seguire per scoprire di più sulle preoccupazioni e sulle speranze dei lavoratori di Borsa Italiana.

Foto: Al Centro il Segretario organizzativo Milano di FABI, Felice Coco.

INTERVISTA A FELICE COCO – FABI

Quali sono le ragioni principali che hanno portato allo sciopero e quali sono le vostre richieste concrete all’azienda, avete avuto modo di intavolare un dialogo con la dirigenza di Borsa Italiana? Se sì, con quali esiti? Cosa vi attendete in seguito allo sciopero e quali sono le vostre preoccupazioni per il futuro di Borsa Italiana e dei suoi dipendenti?

Diversi sono i motivi che hanno portato a scioperare: il sistematico disinvestimento dall’Italia del gruppo Euronext, il conseguente svuotamento dall’interno delle strutture italiane, la mancanza di garanzie occupazionali, la non corresponsione degli aumenti del CCNL con l’assorbimento degli “ad personam”, l’eccessivo e anomalo ricorso al “lavoro straordinario” e, infine, la progressiva perdita di autonomia direzionale del gruppo.

Non avendo ricevuto le adeguate risposte l’unica via è stata proclamare lo sciopero.

Uno sciopero del genere, in una società (fondata nel 1808) che non ha mai scioperato nella sua storia, con un presidio in Piazza Affari a Milano, ha anche un valore altamente simbolico che ha generato una vasta eco sui media anche all’estero. Bisogna che si capisca che le conseguenze di scelte aziendali su società del genere, che sono uno dei gangli vitali della struttura economica italiana ed europea, non possono essere ignorate.

Pensate che lo sciopero impatterà sul mercato azionario? Ritenere che lo sciopero potrebbe influenzare le piattaforme di trading e i sistemi di regolamentazione?

Non vi è alcun motivo per cui ciò accada, le piattaforme su cui girano i mercati non dovrebbero assolutamente risentirne, non è il nostro obiettivo.

Temete che questo sciopero possa portare a esternalizzazioni o tagli al personale?

Le esternalizzazioni e i tagli del personale non sono conseguenza di uno sciopero, caso mai al contrario si sciopera per evitarle e chiedere risposte alle aziende.

Avete preoccupazioni per quanto riguarda l’impatto dell’AI sui posti di lavoro e sulle competenze professionali dei dipendenti?

Il discorso sarebbe troppo lungo, ma si, è chiaro che l’intelligenza artificiale va gestita in maniera corretta non perdendo mai di vista il fattore umano. Per non farle il solito esempio del treno e delle diligenze a cavallo, le cito il paragone con gli anni ’80 quando si pensava che la robotica avrebbe portato alla fine degli operai; non è successo, la robotica c’è, ha aumentato la produttività proprio perché si è integrata col fattore umano. Con l’intelligenza artificiale siamo di fronte a una rivoluzione non c’è dubbio, ma va gestita evitando gli eccessi e gli errori. L’intelligenza artificiale ha un senso se affianca i lavoratori e i processi lavorativi, aumentandone la produttività e sostituendo i processi ripetitivi e a basso valore aggiunto, se si pretende di sostituire in toto qualsiasi attività questa rivoluzione non porterà niente di buono e non certo agli obiettivi che ci si prefiggeva, soprattutto in campo creditizio/finanziario. Poi mi faccia essere polemico e provocatorio: se ci credono veramente così tanto nell’intelligenza artificiale perché i consigli di amministrazione non iniziano a sostituire sé stessi e i loro manager con l’intelligenza artificiale?

In che modo, secondo voi, Borsa Italiana potrebbe favorire la riqualificazione dei lavoratori per aiutarli a adattarsi alle nuove esigenze del mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale?

Con la formazione continua, con la valorizzazione delle professionalità, con il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte sui nuovi processi. Non ci sono ricette nuove o mirabolanti, ci vuole solo un costante investimento sulle persone.

Quale messaggio Borsa Italiana dovrebbe considerare con attenzione primaria?

Più che un messaggio, la società deve maturare una consapevolezza, ovvero che il vero patrimonio dell’azienda sono le sue proprie professionalità, i suoi dipendenti.

Se si vuole massimizzare i profitti l’unica via è valorizzare il capitale umano che ha i rendimenti più alti di qualsiasi altro tipo di capitale. Se si trattano le persone con logiche da numeri su un foglio Excel sul lungo periodo si perde e si svaluta anche tutto il resto del capitale dell’azienda.

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