Come la raccontano i media internazionali

I principali media globali descrivono l’escalation USA–Israele–Iran come la fase più intensa del confronto militare in Medio Oriente degli ultimi anni. Le narrazioni convergono su alcuni elementi chiave.

Media occidentali (USA–UE)

  • Al Jazeera parla di “operazioni militari congiunte USA–Israele in Iran” e di una risposta iraniana con missili su Israele e basi americane nel Golfo, definendo l’escalation “la più grave dal 2025”.
  • CBS News riporta la forte preoccupazione dei governi europei, che definiscono la situazione “grave” e “pericolosa”.
  • TIME evidenzia la distruzione di siti nucleari iraniani e le dichiarazioni di Trump: “l’Iran deve fare pace o subirà attacchi ancora più grandi”, mentre Teheran parla di “conseguenze eterne”.

Media asiatici

  • South China Morning Post descrive cieli del Golfo “solcati da missili” e un Medio Oriente “sull’orlo di una nuova fase di escalation globale”.
  • Analisi cinesi (China–Global South Project) interpretano gli attacchi israeliani come “preemptive strike” contro un Iran percepito vicino alla capacità nucleare.

Sintesi delle narrazioni mediatiche

  • L’attacco USA–Israele è visto come un punto di non ritorno.
  • L’Iran appare come attore reattivo ma determinato a mostrare capacità militare regionale.
  • L’Europa teme un conflitto incontrollabile.
  • I media asiatici leggono la crisi come parte della competizione globale USA–Cina–Russia.

Sequenza degli eventi recenti

  1. Fallimento dei negoziati sul nucleare: i colloqui tra Washington e Teheran saltano.
  2. Attacco coordinato USA–Israele: colpiti obiettivi militari iraniani; Trump ribadisce che l’Iran “non avrà mai il nucleare”.
  3. Risposta iraniana: missili contro Israele e basi USA in Bahrein, Qatar, Emirati e Iraq.
  4. Vittime civili in Iran: una scuola femminile a Minab viene colpita, oltre 50 morti.
  5. Escalation regionale: Kuwait intercetta missili; Arabia Saudita e Qatar chiedono un cessate il fuoco.
  6. Hezbollah definisce le “linee rosse”: non interverrà se gli USA colpiscono in modo limitato, ma reagirà se verrà colpita la leadership iraniana.

Perché la crisi è esplosa

Tre fattori principali alimentano l’escalation:

  • Programma nucleare iraniano: gli USA ritengono Teheran vicina alla capacità di produrre un’arma nucleare.
  • Rete di milizie sostenute dall’Iran: Hezbollah, Houthi, milizie sciite, Hamas.
  • Strategia USA–Israele: contenere militarmente l’Iran e impedirgli di raggiungere capacità nucleari.

Situazione attuale

Il conflitto è ormai regionale.

Fronti attivi: Iran sotto attacco, Israele colpito da missili, basi USA nel Golfo danneggiate, voli sospesi a Dubai, intercettazioni in Arabia Saudita e Kuwait.

Stato operativo:

  • USA e Israele conducono operazioni congiunte (“Operation Epic Fury”).
  • L’Iran risponde con missili e droni.
  • Aeroporti chiusi, esplosioni diffuse, rischio di guerra su larga scala.

Impatto sui mercati globali

Gli investitori si spostano verso asset rifugio.

Secondo le principali fonti finanziarie:

  • Petrolio in forte rialzo per timori sullo Stretto di Hormuz.
  • Oro e dollaro in aumento.
  • Borse in calo, volatilità in crescita.
  • Mercati del Golfo in indebolimento.
  • Flussi verso yen, franco svizzero e metalli preziosi.

Tre scenari possibili

1) Escalation totale

Conflitto diretto USA–Iran, coinvolgimento di Hezbollah e milizie regionali. Impatto: petrolio 120–150 $, oro ai massimi, borse in forte correzione.

2) Guerra limitata

Attacchi mirati senza invasione. Impatto: petrolio 90–110 $, volatilità elevata ma controllata.

3) De-escalation diplomatica

Mediazione internazionale. Impatto: petrolio verso 75–85 $, rimbalzo dei mercati.

Come raccontano la crisi Russia, Cina e Corea del Nord

  • Russia: USA come aggressori; Iran come attore difensivo; parallelo con la guerra in Ucraina.
  • Cina: tono diplomatico ma critico verso gli USA; Iran visto come paese che tutela la propria sicurezza.
  • Corea del Nord: Iran celebrato come forza anti-imperialista; USA descritti come impero in declino.

Punti comuni: responsabilità attribuita agli USA, Iran come attore reattivo, crisi vista come sfida all’egemonia americana.

Impatto sull’Italia: tra distanza militare e vulnerabilità economica

L’Italia è lontana dal fronte militare, ma esposta sul piano economico. Non emergono segnali di coinvolgimento diretto del nostro Paese, ma la crisi può colpire settori chiave.

Rischi principali:

  • Energia: aumento dei prezzi di petrolio e gas.
  • Trasporti: rincari logistici e del carburante.
  • Manifattura: costi operativi più alti e possibili ritardi nelle forniture.
  • Inflazione: pressione sui beni essenziali.

La vulnerabilità italiana deriva dalla forte dipendenza energetica e dalle rotte commerciali del Mediterraneo e del Golfo Persico.

Il quadro complessivo suggerisce nessun allarmismo, ma prudenza: la distanza dal fronte non deve far sottovalutare gli effetti economici, ma non vi sono oggi elementi che indichino un coinvolgimento militare diretto dell’Italia.

Parere del Direttore

FM Mulino – Il Direttore (The Trading)

La fase che stiamo osservando non è soltanto un’escalation militare, ma un passaggio storico che mette alla prova la capacità dei mercati globali di assorbire shock improvvisi e di ricalibrare il proprio equilibrio. Le reazioni degli investitori mostrano un movimento netto verso la protezione: energia, oro, valute rifugio. È un comportamento razionale in un contesto in cui la visibilità geopolitica si riduce e il rischio percepito aumenta.

Al di là della prima reazione di polso dei mercati, mi auguro che gli operatori sappiano presto ritrovare un equilibrio anche in un contesto così estremo, perché la stabilità non è soltanto un auspicio: è un prerequisito per la continuità economica e per la fiducia degli investitori. Ogni passo verso il contenimento, ogni segnale di dialogo, ogni pausa nell’escalation produce effetti immediati sulla volatilità e sulla percezione del rischio. I mercati non chiedono vittorie: chiedono prevedibilità.

Ritengo imprescindibile ribadire una posizione chiara: la guerra non è mai una soluzione da promuovere. Non lo è sul piano umano, non lo è sul piano economico, non lo è sul piano istituzionale. Le economie prosperano nella cooperazione, non nella distruzione.

L’auspicio è che le prossime ore portino segnali di responsabilità e contenimento. Non si tratta solo di evitare un conflitto più ampio: si tratta di preservare la possibilità stessa di un futuro economico stabile per un’intera regione e, con essa, per i mercati globali.

FM Mulino Il Direttore – The Trading

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