Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una questione scabrosa che, quale Direttore del periodico The Trading, onestamente non posso ignorare. Nonostante il tema sia estraneo alle nostre consuete pubblicazioni, la sua gravità è tale da impormi un dovere morale: esporre la vicenda all’attenzione della politica, delle istituzioni più alte e dei nostri lettori.

La disciplina della pensione di vecchiaia contributiva, così come oggi applicata, consente l’erogazione di trattamenti mensili di importo irrisorio — talvolta pari a 10, 20 o 50 euro — privi di qualsiasi funzione previdenziale e totalmente incompatibili con la dignità della persona. Questa non è una svista tecnica. Questa è una violazione sistemica.

Una violazione che colpisce migliaia di cittadini, persone che hanno lavorato, anche in modo discontinuo, e che oggi si vedono riconoscere importi che non hanno alcun valore reale. Una distorsione che non è episodica: è strutturale, ripetuta, diffusa.

E soprattutto: è una violazione dei principi più alti della nostra Costituzione.

Parliamo degli articoli 2, 3, 36 e 38, che tutelano la dignità umana, l’uguaglianza sostanziale, l’esistenza libera e dignitosa e il diritto a mezzi adeguati nella vecchiaia. Non sono articoli qualunque: sono la fonte primaria dello Stato, il nucleo etico, morale e politico della Repubblica.

Quando questi principi vengono violati, non viene meno solo la legalità. Viene meno la credibilità dello Stato. Viene meno la dignità della politica.

È chiaro che le responsabilità di questa distorsione affondano le radici in governi precedenti. Ma è altrettanto chiaro che la responsabilità politica attuale ricade sull’attuale Governo, per il solo fatto di essere in carica. Chi governa oggi ha il dovere istituzionale di correggere una violazione che continua a produrre effetti devastanti sulla vita dei cittadini.

La classe politica deve ricordare una verità semplice e spietata: non è stata eletta per ignorare i cittadini. Non è stata eletta per tollerare violazioni costituzionali. Non è stata eletta per voltarsi dall’altra parte.

È stata eletta per garantire diritti, proteggere la persona, difendere la Costituzione. Quando questo non avviene, la politica perde la sua funzione e la sua legittimazione morale.

Di fronte a pensioni di vecchiaia da 10, 20 o 50 euro, l’intera classe politica appare piccola, distante, incapace di assumersi la responsabilità che la Costituzione impone. E questo non è un giudizio politico: è un dato etico, morale e umano.

Ho già provveduto a informare formalmente le istituzioni competenti, chiedendo il ripristino della legalità costituzionale. È indispensabile che il Governo intervenga con urgenza per correggere questa distorsione, restituendo alla pensione di vecchiaia la sua funzione originaria: garantire sicurezza economica, dignità e rispetto della persona.

La tutela della vecchiaia non è un tema tecnico. È un tema di civiltà.

“Infine, è evidente che le responsabilità storiche di questa distorsione affondano nei governi precedenti. Tuttavia, è altrettanto evidente che la responsabilità politica attuale ricade sull’attuale Governo, poiché, una volta informato della violazione, ha il dovere istituzionale di intervenire. La responsabilità non riguarda il passato: riguarda il dopo, riguarda ciò che accade dopo essere venuti a conoscenza di una violazione che colpisce migliaia di cittadini e che offende la Costituzione, la nostra cultura e la civiltà.”

Francesco Mulino Direttore – The Trading